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Berlusconi apre la crisi di governo: “L’ultimatum di Letta è inaccettabile”

Berlusconi_mascheraI ministri del Pdl lasciano l’incarico. Ora il premier è atteso da Napolitano. Il Cavaliere: «La decisione presa sull’Iva una violazione dei patti». L’ordine ai suoi: lasciare l’esecutivo. Il presidente del Consiglio attacca: «Gesti folli per motivi personali». Epifani: «Un’altra azione di sfascio». Cicchitto frena: serviva discussione. 

ROMA

Il filo a cui il governo era appeso si è rotto con la nota che Berlusconi ha rilasciato in serata: «L’ultimatum di Letta è inaccettabile e irricevibile, i ministri del Pdl diano subito le dimissioni». Appello raccolto a stretto giro da Alfano che ha confermato la volontà sua e dei colleghi di lasciare in massa. Il primo a confermare l’intenzione di fare un passo indietro è stato il sottosegretario alla Pubblica amministrazione e semplificazione, Gianfranco Miccichè: «Rimetto il mio mandato nelle mani di Silvio Berlusconi».

Crisi di governo dunque. Prima ancora che Letta potesse andare in Aula per la “conta” con il voto di fiducia. «L’aumento dell’Iva è colpa delle dimissioni del Pdl» ha spiegato il premier confermando l’intenzione che il Pdl chiarisca la sua posizione in Parlamento anche dopo le dimissioni dei ministri. In una nota di Palazzo Chigi i gesti di Berlusconi vengono definiti «folli e dettati da motivazioni personali». «Il premier – si legge – conferma quanto detto ieri e quanto annunciato a New York, e cioè che il chiarimento deve avvenire in Parlamento alla luce del sole e di fronte ai cittadini». Anche perché «la decisione di non intervenire sull’Iva è stata presa ieri concordemente con i ministri del Pdl».

Una nota diffusa dal Quirinale annuncia che «il Presidente della Repubblica è stato informato dal Presidente del Consiglio delle decisioni comunicategli di ministri del Pdl. Dopo il rientro Roma concorderà con il presidente Letta l’incontro che le decisioni odierne rendono necessario». E nel Pdl c’è anche si sfila, come Cicchitto: «Una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari».

Per il segretario del Pd Guglielmo Epifani: «Le dimissioni dei ministri del Pdl sono assurde e inquietanti, un’ulteriore azione di sfascio per l’azione del governo». E ancora: «L’irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili». Parlando poi a proposito dell’ipotesi di tornare al voto: «Sarebbe meglio non andare a votare con questa legge elettorale che crea solo problemi» ha spiegato. «Il Pd vuole cambiarla ma non sarà facile perché bisogna trovare una maggioranza in Senato, ma penso che cambiarla sia un passaggio obbligato prima di tornare a votare». La situazione è intricatissima e l’unico punto fermo è che il presidente della Repubblica non scioglierà le Camere se prima non sarà approvata la legge di stabilità e una riforma della legge elettorale. Una convinzione che anche il presidente del consiglio, e il Pd, condivide. Letta vuole presentarsi alle Camere e, come dice il viceministro Stefano Fassina, «non si andrà ad elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di evitarlo”. Ma per un governo di scopo non si potrà contare sul M5S: Beppe Grillo non ha dubbi che a questo punto bisogna tornare subito al voto.

La rottura era iniziata ieri in consiglio dei ministri, dove il premier aveva preteso il primo chiarimento politico dentro la maggioranza con i ministri del Pd e del Pdl che si rimpallavano accuse e responsabilità. Sono volati stracci. Angelino Alfano ha addossato al Pd la colpa della crisi. Il risultato è stato il rinvio del via libera alla “manovrina”, che renderà quasi inevitabile l’aumento dell’Iva.

Redazione
La Stampa.it

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