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“Fiumi depredati” esposto alla Procura

Fiume SeleAvellino- In procura sarebbe già stato ascoltato il presidente dell’Ato, stando a quanto Giovanni Colucci ha riferito nei giorni scorsi ai sindaci, relazionando all’assemblea dell’ente d’ambito, tenuta ad Avellino. Il tema è il rischio di collasso ambientale dei fiumi e delle sorgenti, oggetto di insostenibili idroprelievi, è la sua tesi. «Abbiamo dovuto interessare in questa azione di lotta anche la procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi», ha affermato, ringraziando pubblicamente il piemme Guerriero.

Un elogio al magistrato “per aver voluto ascoltare le nostre ragioni, che sono quelle del territorio e delle popolazioni”, scrive Colucci, che nella stessa relazione spiega la sua decisione di ricorrere a denunce ed esposti per far sentire la voce delle istituzioni locali. «Di fronte al silenzio della Regione», scrive nella relazione di cui accanto sono riportati alcuni stralci, «di fronte alle nostre ripetute ed incessanti rischieste di essere ascoltati e tenuti in considerazione, non per interessi di parte, ma in difesa dei territori», Colucci ha annunciato molteplici iniziative legali, solo in parte in prosecuzione (come l’opposizione alla costruzione della galleria Pavoncelli bis). Sulla base degli studi effettuati dai tecnici in questi mesi, fa ricorso alla magistratura ordinaria e a quella amministrativa competente, esibendo un voluminoso rapporto scientifico.

Nel dossier sono confluiti lo ‘studio dell’analisi ed utilizzo della risorsa idrica, preordinato all’aggiornamento del Piano d’Ambito’, quindi il ‘Documento tecnico sull’effettiva disponibilità della risorsa idrica all’interno dell’Ato e proposta di rimodulazione dei trasferimenti” e il più recente programma per la depurazione: ‘Esigenze prioritarie del sistema idrico integrato nell’Ato Calore Irpino – Risanamento ambientale dei Corpi idrici superficiali aree interne – Grande Progetto Regione Campania – indicazione criticità del sistema fognario depurativo – programma interventi’. Spiega che il livello delle perdite idriche dalle reti, pari al 60 per cento della risorsa prelevata, la siccità che incide ogni anno ormai sistematicamente e l’attuale livello dei prelievi idropotabili, stanno dissipando le riserve, compromettendo la capacità naturale dell’ambiente di rigenerare le falde.

Di fronte alla ‘insostenibilità di questi trasferimenti idrici verso la Puglia’ e, avendo avanzato una proposta alternativa a garanzia del diritto della Puglia di continuare ad approvvigionarsi presso le sorgenti dell’Alta Irpinia, ‘ignorata’ da tutti gli interlocutori, chiede ai giudici ordinari e ‘delle Acque’ di fare chiarezza. La svolta dell’Ato viene motivata con la perdurante mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione regionale, ma anche delle Autorità idriche competenti. «In questa azione di lotta e di difesa dell’ambiente abbiamo ricercato», scrive Colucci, «forme concrete di solidarietà da parte delle istituzioni e dei rappresentanti politici delle due province, per non essere lasciati soli in una battaglia che si manifesta senza esclusione di colpi, e fatta con la Regione Puglia ed incredibilmente anche contro la nostra regione, che guarda come al solito agli interessi di Napoli e non del territorio nel suo complesso».

Nell’esprimere il proprio rammarico per ‘un dialogo rifiutato da palazzo Santa Lucia’, Colucci lancia un appello per «una presa di posizione efficace dei rappresentanti provinciali, regionali e nazionali perchè dopo la soppressione dell’Ato non si debba recriminare come oggi avviene per le province…». La battaglia per salvare i fiumi continuerà anche dopo gli Ato e Colucci investe da subito, su questa responsabilità, la buona volontà e la sensibilità dei sindaci tutti, al di là della espressione politica del rispettivo mandato.

Christian Masiello

ottopagine

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