edizione: gio, Nov 2nd, 2017

Vittime di violenza: la vergogna dei risarcimenti stabiliti dai partiti

Quanto vale la vostra vita? Per l’attuale Governo 8.200 euro. Ma anche meno, se la vita non la perdi ma subisci “semplicemente” violenza. Uno stupro, per esempio, per il Pd deve essere risarcito con 4.800 euro. Sarebbe interessante sapere cosa pensano le donne che siedono sugli scranni di questo esecutivo di questa cifra.

Per noi era e rimane una beffa. Il decreto attuativo della legge 122 del 2016 è l’ennesimo sfregio a tutte le vittime di violenza e ai loro famigliari, che da troppo tempo aspettano un adeguato riconoscimento da parte dello Stato. Uno Stato ancora una volta assente di fronte ai cittadini colpiti da simili reati. Indifferente di fronte a tutte quelle donne vittime di violenza: quattromila ogni anno, solo nel nostro paese. A cui si aggiungono i quasi 400 omicidi (dati 2016) e gli innumerevoli casi di molestie.

E davanti a questi numeri il Governo Gentiloni che fa? Sancisce con il decreto ministeriale Minniti-Orlando-Padoan l’ennesimo schiaffo ai cittadini italiani, sempre più sfiduciati da questa politica e sempre più soli davanti all’ingiustizia.

È dal 1983 – non da ieri – che la Convenzione europea a tutela delle vittime non risarcite dai colpevoli, aspetta di essere ratificata dall’Italia. Silenzio assoluto. Così come nel 2004 quando l’Unione Europeo sancì per ogni Stato il dovere di garantire un “indennizzo equo ed adeguato” alle vittime di reati intenzionali se impossibilitate ad ottenere un risarcimento dal colpevole in quanto privo di risorse economiche o ignoto. Credete che si sia mosso qualcosa? Assolutamente no. Dal Partito Democratico, alla Lega Nord, a Forza Italia, nessuno dei Governi che si sono susseguiti ha mosso un dito.

Tant’è che iniziarono ad arrivare i provvedimenti. Quello della Corte di Giustizia nel 2007, della Commissione Ue nel 2011 e il deferimento alla Corte di Giustizia nel 2014.

Una vergogna tutta italiana davvero esemplificativa di quanto poco freghi a queste gente di un così grave argomento. Solo nel luglio 2016 il governo Gentiloni si decide a varare la legge n. 122 e di introdurre finalmente la tutela prevista dalla direttiva.

Peccato che si tratti ancora una volta di una legge-spot, in perfetto stile Pd. Pensate che il testo originale prevedeva requisiti di reddito per ottenere il risarcimento. In poche parole solo i titolari di un reddito inferiore agli 11.500 euro avrebbero potuto chiedere un indennizzo per violenza. Un’assurdità modificata esclusivamente grazie all’intervento del Movimento 5 Stelle che in tutti i modi ha cercato di intervenire su un tale scempio.

Purtroppo questa legge nata male, senza nessun reale interesse nei confronti delle vittime e al solo scopo di scongiurare la condanna della Corte, è stata svilita ulteriormente dal decreto attuativo.

Un decreto che, alla faccia dell’urgenza, si è fatto attendere per più di un anno. In tanto tempo avranno fatto le cose fatte bene, penserete. Macché! Leggerlo è una vera e propria doccia fredda. Un affronto.

Gli importi proposti dai ministri sono grotteschi: 8.200 euro per l’omicidio commesso dal coniuge o da famigliare; 7.200 euro per l’omicidio doloso, da dividersi fra tutti i superstiti; 4.800 euro per la violenza sessuale; 3.000 euro per lesioni personali dolose (e non importa se si tratti di una cicatrice o di un braccio mozzato). E questo “se ti va bene”.

Perché queste cifre arrivano solo a seguito di un vero e proprio percorso ad ostacoli tra burocrazia e adempimento di requisiti assurdi. Per esempio, una persona stuprata può accedere all’indennizzo solo se non ha ricevuto altri aiuti economici, né dai famigliari né da forme assicurative. Ma non basta. Le vittime non potranno chiedere il danno morale o il danno patrimoniale, per esempio nel caso in cui non possa più svolgere attività lavorativa.

Una presa in giro di una gravità assoluta perpetuata nei confronti di persone che già hanno patito l’inferno.

Chissà cosa ne pensa l’Unione Europea dopo aver chiesto all’Italia per decenni indennizzi “equi ed adeguati”. Ma soprattutto chissà cosa ne pensano le vittime di queste tremende tragedie, i loro parenti, i loro amici… È a loro che va il nostro pensiero e la promessa di incanalare tutti i nostri sforzi per cambiare questa legge indecente e per restituire un minimo di dignità a chi già ha dovuto subire tanto, troppo e che di certo non si meritava anche questo.

di Vittorio Ferraresi e Claudio Cominardi

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